UNA
PICCOLA SPERANZA PER UGO
Volevo raccontare la triste ma al
contempo meravigliosa storia di UGO, il mio splendido e nerissimo
terranovone di 2 anni, per dare un po' di speranza a chi si è
trovato nelle mie condizioni. Io e Michele (il mio ex marito)
abbiamo sempre amato spassionatamente tutti gli animali e questo
ci ha consentito di dare un tetto ad un cagnolino abbandonato
trovato ca. 6 anni fa e che abbiamo "battezzato" GIORGIO.
Poi è arrivato CARLO, splendido meticcio simile al Beagle
(cane da caccia inglese) che ci ha conquistati con la sua simpatia
ed allegria, senza considerare che in "dote" avevo
avuto MINNIE, gatto europeo che ora purtroppo non c'è
più. Ma la nostra vera passione era da sempre il TERRANOVA.
Per motivi di spazio (ho una casa a schiera con un piccolo giardino)
e di tempo (avevamo entrambi lavori molto impegnativi) abbiamo
sempre rinunciato ad acquistarne uno. Un altro motivo, non meno
importante, era il ns. "rifiuto" nell'acquistare cani
sapendo che ce ne sono tanti di abbandonati... Ma il mio desiderio
era tale che ogni volta che vedevo un terranova da qualche parte
i miei occhi si riempivano di desiderio. Finché un giorno
Michele, a mia insaputa, ha chiesto ad un amico che vende prodotti
per animali se gli poteva procurare un cucciolo raccomandandosi
che fosse bello, grande e, soprattutto, in salute. Ed il regalo
più bello della mia vita è arrivato una sera di
novembre. Ero a letto dolorante dopo aver subito un piccolo intervento
ad un occhio, quando la mano di Michele ha depositato sul mio
letto uno splendido batuffolo nero. Credevo di impazzire di gioia
e quasi non volevo credere all'unico occhio "sano"
che avevo in quel momento. Invece era tutto vero. II cane della
mia vita era lì, davanti a me, bellissimo e frastornato.
L'ho subito presentato a Carlo e Giorgio con visibile disappunto
dei primo che non ama assolutamente i suoi simili (tranne Giorgio
di cui è "schiavo"). Dopo pochi giorni i miei
tre canini giocavano felici come se fossero nati e cresciuti
insieme e per me non c'era niente di più bello da vedere.
Ugo veniva con me ovunque, in ufficio, in montagna, al ristorante.
Non lo lasciavo solo un attimo perché il mio veterinario
mi aveva detto che ce l'avevano dato troppo piccolo e quello
era il momento fondamentale per la formazione del carattere.
Tutto è andato bene finché ci siamo accorti che
il cane, crescendo, camminava in modo strano. II veterinario
ci tranquillizzò spiegandoci che è un fenomeno
tipico nei cani di grossa taglia perché, crescendo molto
velocemente, non riescono a coordinare bene i movimenti. Poi
da Federica, un'amica che ha una toelettatura, ho sentito parlare
di displasia dell'anca e della gravità di questa malattia.
Ci siamo subito allarmati ed un brivido freddo mi ha attraversato
tutto il corpo. Avevo sentito che, nei casi più gravi,
si parlava addirittura di abbattere il cane. Cosi ho richiamato
il veterinario che, molto scrupolosamente, ha visitato Ugo e,
avendo dei sospetti, gli ha fatto fare subito una radiografia.
Il verdetto è stato spietato: Ugo era affetto da DISPLASIA
DI 5° GRADO, la forma più grave che esista. Non ho
potuto trattenere le lacrime. Credo di aver pianto abbracciata
a lui per una settimana. Ero disperata. Michele contattò
colui che ci aveva procurato il cane chiedendogli il numero di
chi glielo aveva venduto in quanto lui aveva fatto solo da intermediario.
Si perché Ugo, che doveva essere nato in Toscana e avere
ca. 2 mesi, era in realtà nato in Ungheria e aveva solo
35 giorni, ma questo lo abbiamo appreso solo dopo qualche mese
quando è arrivato il pedigree. L'allevatore (se si può
definire tale!) ha detto a Michele che la displasia è
una malattia genetica ma non ereditaria quindi lui non era in
grado di sapere se il cucciolo poteva esserne affetto oppure
no e ha detto che comunque non c'era alcun problema perché,
se volevamo, ci cambiava il cane!!!!!!! In quel momento ho lasciato
perdere questo tizio perché il problema più grave
era cosa fare per Ugo, per garantirgli un futuro sereno e soprattutto
senza sofferenze. Un giorno Federica ci aveva parlato di una
mostra amatoriale di cani con uno "speciale Terranova"
che avrebbe avuto luogo in un paesino in provincia di Padova.
A suo tempo (quando non sapevamo ancora niente) io e Michele
eravamo contentissimi di portarci il nostro Ughifero (come lo
chiamo spesso io), ma alla vigilia della mostra, il pensiero
di vedere tutti quegli splendidi terranova in salute mi aveva
fatto desistere dall'andare. Federica mi ha subito spronata dicendomi
che Ugo era un cane come gli altri e che stava ancora bene. Aveva
il diritto di vivere una vita normale, anche se mi avevano vietato
di farlo correre, saltare, giocare con gli altri cani. Insomma,
una vera vita da "recluso" per un cucciolo! Finché
quella domenica mattina, svegliandomi, ho deciso che sarei andata
con Ugo alla mostra. E' stata indubbiamente la più grande
decisione che potevo prendere in quel momento. A quella mostra,
infatti, ho conosciuto i ragazzi della Protezione Civile del
GRUPPO ONDA AZZURRA, unità cinofila di salvataggio che
opera c/o i Lidi Ferraresi. I ragazzi del gruppo mi hanno rincuorata
dicendomi che avevano visto altri cani come Ugo e che il nuoto
è la migliore cura per questa malattia perché il
cane riesce a sviluppare la muscolatura senza gravare sulla struttura
ossea e , soprattutto, senza interventi chirurgici traumatizzanti
e poco sicuri. Questa esperienza mi ha dato una nuova speranza.
La settimana successiva io e Michele ci siamo comprati tutta
l'attrezzatura e ci siamo iscritti a questo gruppo di volontariato
che lavora con passione e dedizione fornendo un servizio indispensabile
sulle ns. spiagge. Con ns. comprensibile orgoglio Ugo si è
dimostrato subito un abilissimo nuotatore ed una giovane promessa
per la squadra. Per me, in particolare ora che sono rimasta sola
con le mie "creature", è sicuramente un impegno
ma lo affronto con vero entusiasmo sapendo di fare del bene al
mio adorato cagnone e sperando di riuscire a fare di lui un Terranova
"socialmente utile". Posso assicurare che il nuoto
può fare davvero dei miracoli ed il mio Ughifero ne è
la prova vivente. Nonostante "dondoli" ancora molto,
Ugo fa una vita del tutto normale con me e con i suoi amici Carlo
e Giorgio e leggo dai suoi occhi prima sconsolati che adesso
è molto felice.
STEFANIA